La Chiesa della Trasfigurazione e di San Sisto e il suo campanile
Il campanile di San Sisto si trova nel territorio comunale di Campodolcino (SO) tra la frazione di Starleggia (un tempo Starleggia di sotto) e il nucleo di San Sisto (già Starleggia di sopra).
La prima frazione è rimasta abitata permanentemente fino al 1982 mentre San Sisto risulta abitata solo nel periodo estivo già dall’ultimo ventennio del XIX° secolo.
In entrambe le frazioni esiste una Chiesa, ma il campanile di Starleggia è stato edificato solo nel 1921.
Fino ad allora esisteva il solo campanile di San Sisto sul ciglio della conca orografica ove giace l’omonimo nucleo, nel punto intermedio tra le due Chiese.
Così descrive la singolare situazione lo storico e sacerdote Pietro Buzzetti:
“Nota caratteristica: ognuno dei due Starleggia ha un chiesa, ma il campanile comune è nel punto intermedio, osservante da un dosso sulla cornice della valle.
261— Quella di Starleggia Superiore, promotore il beneficiato della parrocchia, cooperatrici le famiglie Scaramella e Barilani che donarono il terreno necessario, benedetta il 6 agosto 1613, nel 1704 si accrebbe di due laterali cappelle dedicate alla Madonna del Rosario ed a S. Antonio di Padova; la prima costruita a spese del generoso cavaliere Giampàolo Gadina de’ Torriani, canonico in S. Lorenzo di Chiavenna, quegli stesso che nel 1696 vi aveva donato il quadro raffigurante S.Sisto in atto di adorare Gesù trasfigurato sul Tabor: quadro che non farà concorrenza a quello di Raffaello nella Pinacoteca Vaticana, ma che tuttavia piace ai buoni terrieri i quali tanto volentieri vi tendono le pupille mentre le labbra esprimono una prece. Restaurata del 1893, ha una planimetria di m-5 per 11,50.
La Trasfigurazione ! Qual luogo potèvasi scegliere per ricordarla meglio di questo alto monte, di questo incantevole pianoro, ove tutto il mondo sfugge, ove la natura semplice e buona è un inno ascensionale?”
Un ulteriore restauro della Chiesa è avvenuto nel 1978.
La campana.
“Or la squilla da segno della festa che viene, ed a quel son diresti che il cor si riconforta”
G. Leopardi- Il sabato del villaggio
Singolare caratteristica del campanile è di essere dotato di una singola pregevole campana che a memoria d’uomo, mai ha suonato a lutto.
Infatti il luogo è sede di camposanto solo dal 1943, epoca in cui a Starleggia, la recente torre campanaria era già dotata di un concerto di 5 campane donate dal sacerdote milanese Luigi Squellerio, adatte anche a suonare l’agonia.
Prima di tale anno, era solo la campanella dell’allora cappella di San Filippo Neri in Starleggia, la deputata al preannuncio di tristi eventi, mentre le celebrazioni funebri si svolgevano presso la Chiesa di San Giovanni Battista in Campodolcino.
La campana bronzea venne installata tra il 1620 e il 1639 rifusa nel 1906 presso la fonderia Pruneri di Grosio (SO).
Data la caratteristica della persistenza delle vibrazioni la lega bronzea è intuibilmente ad alta componente di stagno (tra il 22 e il 25%), la lucentezza visiva segnala inoltre una probabile componente argentea.
Nella memoria collettiva il suo sono squillante e gioioso è legato solo alle festività e ai richiami di aiuto in caso di pericolo, quindi appunto “gaudium et salus”.
L’incastellatura, del tipo “a slancio”, monta un cuscino di legno che rende ulteriormente persistente la durata del suono, rendendolo udibile a notevole distanza.
Purtroppo anch’essa risulta danneggiata dall’usura come il sostegno del battacchio e la campana stessa.
La torre campanaria
La pianta della torre, la sua struttura di base e soprattutto la posizione strategica, dominante la Val San Giacomo, la fanno identificare senz’ombra di dubbio all’interno della rete di torri di avvistamento e segnalazione che già in epoca romana caratterizzavano il territorio della Valchiavenna, Val Bregaglia (e Valtellina)
Chiara è infatti la linea visiva diretta che si staglia da questa torre al basamento riconoscibile in località Cigolino sopra Chiavenna e quindi alla Torre detta di Segname in territorio Comunale di Gordona. Detta linea prosegue inoltre da Cigolino alla torre in località Castelmur appena oltre il confine elvetico, e quindi alla torre che svetta sul Maloja.
Non sembrano esistere testimonianze dirette del sistema di comunicazione legato alle torri di avvistamento/ segnalazione in età romana quando fu aperta la via che congiunge Chiavenna a Coira attraverso lo Spluga, (cosi come quella transitante il passo del Settimo) tuttavia sembra che tale sistema fosse già in uso e lo era certamente nel corso del tardo Medio Evo, quando con fuochi e bandiere colorate si trasmettevano messaggi dal sud al nord delle Alpi e viceversa
A tal proposito Bescapè e Peregalli danno testimonianza del fatto che sorgessero “posti di segnalazione anche nella Valle del Liro o Valle S. Giacomo, e precisamente a Mirandola, a San Bernardo, a Cimaganda al dosso di Prestone, a Portarezza, a Fraciscio, a Spluga di Starleggia, a Pianazzo, alla Vetta del Cardinello”.
La rete probabilmente è incompleta ed ha subito variazioni nel corso della sua storia onde assecondare le necessità strategiche.
Fino al ‘500 la Valtellina e la Valchiavenna avevano gravitato nell’orbita del ducato di Milano, la cui rete di castelli e torri aveva avuto scopi strategici, possibili invasioni dal Nord.
Nel 1512 le tre Leghe Grigie conquistarono la zona col resto dell’attuale provincia di Sondrio. Il dominio durò qui fino al 1797 con una “pausa” tra il 1620 e il 1639.
Fu in questo periodo, secondo la tradizione, che la torre venne convertita in campanile e dotata di campana dagli spagnoli che, “piamente” pensarono di dotare la recente chiesa di San Sisto del suddetto campanile, ma anche di ri-dotare un punto strategico di un efficientissimo segnale di allarme, funzionante con qualsiasi tempo.
Del resto gli Spagnoli del duca di Feria (governatore di Milano) in Val San Giacomo non avevano l’appoggio delle popolazioni dati i danni e le persecuzioni di cui si erano resi responsabili, infatti anche nella squadra di Starleggia bruciarono e distrussero “case 6, cassina 1, stalle 4. Valore scudi 1000”.
Era quindi utile per il duca e i suoi attenersi alle indicazioni di Urbano VIII, che, pontefice dal 1623, indicava fermamente di fare tutto il possibile per mantenere i cattolici della Valtellina e della Valchiavenna lontani dalle tesi di Lutero.
Donare una campana si preziosa alle popolazioni locali, potrebbe quindi essere stato un tentativo di pacificazione e di alleanza (forse nasce proprio qui la tradizione del non usarla a lutto come promessa di pace, ma trattasi di mera supposizione non documentata). Sempre la tradizione locale vuole che sia la stessa campana sia prodotto della rifusione delle armi spagnole, ma non si sa se ad opera degli stessi o dei grigionesi che ne avrebbero tratto egual vantaggio.
Infatti, il Capitolato di Milano del 1639 sancì il ritorno delle Tre Leghe in Valtellina e Valchiavenna, e stabilì inoltre, che fossero distrutte tutte le fortificazioni, affinché non potessero più servire a nessuna fazione. Anziché distruggere i fortilizi dalle fondamenta però, ci si limitò a rendere inservibili gli edifici, eliminando innanzitutto le coperture, si capisce perché oggi, della sessantina di difese, ne sussista circa la metà, spesso allo stato di rudere.
Comunque e senz’altro le tensioni religiose tra Protestanti e Cattolici suggerirono di risparmiare il campanile onde evitare sanguinose ritorsioni. Fu così che esso giunse fino ai giorni nostri.
La funzione protettiva della campana tra storia e leggenda.
Gli anziani di Starleggia raccontano come al campanile di San Sisto badasse sempre qualcuno per richiamare l’attenzione in caso di pericolo, vi era anche una più piccola campana a ovest di San Sisto presso la cosiddetta dogana del Ponte del Passo tra l’Alpe Morone e l’Alpe Ca’ Togni.
Il rinterzarsi di rintocchi tra una campana e l’altra costituiva un codice di segnali di pericolo riconoscibile dai soli alpigiani.
Pure la leggenda (della quale vi sono diverse versioni) narra dell’importanza della campana in tal senso.
“La cagneta dal Sist”
Si narra che nella parte più alta della conca di San Sisto abitassero delle streghe e che queste non vedessero di buon occhio la campana che puntualmente smantellava i tentativi di malefatte delle stesse.
Infatti esse non perdevano occasione di tendere trappole o di approfittare delle tragedie per insidiare alla vita degli alpigiani, ma sempre il suono della Campana di san Sisto richiamava aiuto e faceva svanire i loro malefici progetti.
E’ per questo che, riprendendo con ironia il battesimo della campana fatto dalle perfide creature, gli anziani chiamano con gratitudine la stessa “cagneta dal Sist” con il sorriso di chi ha dalla sua la certezza di un alleato infallibile sul quale contare sempre.
Non tragga in inganno la descrizione, in realtà la Chiesa di Starleggia è del 1768, quindi il campanile non venne edificato per servire entrambe le Chiese.
P. Buzzetti – Le chiese nel territorio dell’antico comune in valle San Giacomo, Lito- tipo “A. Volta” , Como 1922
Ed anche alla relativa fragilità, infatti, nonostante la rifusione d’inizio secolo scorso, presenta una frattura
In quest’ultimo caso serviva a richiamare aiuto in caso di slavine, oppure per gli avvistamenti di militari avversi (nella memoria degli anziani i soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale e la Guardia di Finanza avversa al contrabbando, fonte di vi sostentamento per i poveri abitanti locali)
E. Mazzali e G. Spini – Storia della Valtellina e della Valchiavenna vol. I – ed Bissoni Sondrio, 1968
G. C. Bescapè & C. Perogalli – Torri e Castelli di Valtellina e Valchiavenna – Banca Piccolo Credito Valtellinese, Sondrio , 1966

