Le patate di Starleggia tradizione da conservare

Amate dagli chef stellati – articolo apparso su “IL GIORNO” del 27/03/12

Si sa il menù della Valchiavenna è ricco di piatti buoni e sostanziosi. La brisaola, i pizzoccheri bianchi di Chiavenna, i biscotti di Prosto e presto anche le patate del comune di Campodolcino

di Davide Tarabini

patate

Campodolcino, 26 marzo 2012 – La brisaola e i pizzoccheri bianchi di Chiavenna, i biscottini di Prosto e presto anche le patate di Starleggia. Nel ricco e prelibato menù della Valchiavenna ecco affacciarsi un prodotto emergente, che punta a raggiungere una specifica tutela e guadagnarsi spazio tra le tipicità della gastronomia valchiavennasca. “L’idea di riprendere la coltura della patata di Starleggia (località montana nel Comune di Campodolcino) ha preso avvio nel 2007 grazie ad un’iniziativa del Consorzio Valle di Starleggia – spiega Cristian Pavioni, componente del Consorzio – nel tentativo di recuperare una coltivazione che stava ormai scomparendo.

Abbiamo verificato la disponibilità dei proprietari a concedere in comodato i terreni all’Associazione Mato Grosso che si sarebbe occupata delle coltivazioni”. “La risposta dei privati è stata molo buona – racconta soddisfatto Pavioni – tanto che sono stati messi a disposizione in poco tempo diversi campi e attualmente sono circa 40 quelli che vengono lavorati. Si tratta talvolta di campi piccoli, legati anche alla notevole parcellizzazione dei terreni in quota, e che, per il meccanismo di rotazione non sempre sono coltivati ma consentono comunque una produzione annuale di circa 40 quintali di patate”.

Negli utlimi anni anche Legambiente ha coltivato alcuni campi, moltiplicando così le sementi e recuperando tutte e cinque le originarie tipologie di patate: rosse, blu, viola e due tipi di bianche. La patata di Starleggia è coltivata in quota, sopra i 1200 metri di altitudine nelle frazioni composte oggi da case di villeggiatura di Splughetta e Starleggia (1550 metri) ed è riconosciuta dagli chef più preparati, come una delle patate più rinomate, tanto da guadagnarsi minuziose descrizioni in diverse pubblicazioni come «Gente di montagna, ricordi di Starleggia» di Luciano Scaramella.

“È un prodotto di alta qualità, perché cresce in altitudine e quindi lontano da insetti e funghi, è coltivata senza l’uso di pesticidi e iterreni, in sponda, sono fertilizzati con stallatico naturale di mucche che si nutrono esclusivamente dell’erba dei pascoli, cosa che non è secondaria, ma permette di conservare caratteristiche di biodiversità alle patate” spiega ancora Pavioni che insieme ai chiavennaschi Lucio Lorenzini e Antonio Scaramellini compone un Comitato tecnico che sta valutando l’opportunità di costituire l’associazione «Amici della Patata di Starleggia» e insieme al MuViS di Campodolcino. Enrica Guanella direttrice del MuVis: “C’è interesse e al primo incontro ha partecipato un gruppetto di 15 persone”.

di Davide Tarabini

Clicca qui per vedere il video di ECHI sulla coltivazione delle patate a Starleggia: le patate di Starleggia

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